RITMO E ADHD: ORGANIZZAZIONE, STABILITA’, CONTINUITA’
Il RITMO interessa una buona parte del lavoro in Musicoterapia. In questo scritto riporto l’esperienza ed alcune considerazioni nell’ambito dei Disturbi di Attenzione ed Iperattività che riguardano l’utilizzo di strategie e lo sviluppo di processi cognitivi e comportamentali connessi, facendo riferimento ad alcuni studi sul tema e prendendo in esame un caso particolare con un bambino di 10 anni.
Le capacità ritmiche sono naturali e diffuse nella popolazione. La maggior parte delle persone può seguire la musica e muoversi insieme a essa. Queste abilità sono significative da un punto di vista cognitivo, dati i loro stretti legami con importanti funzioni motorie e cognitive, come la lingua e la memoria. Quando le capacità ritmiche sono messe alla prova da un danno a livello cerebrale o da un disordine dello sviluppo neurale, si possono prendere in considerazione le strategie di riparazione basate sul ritmo. Per esempio, l’addestramento ritmico può essere utilizzato per migliorare le performance motorie, così come le abilità cognitive e di linguaggio (Front Hum Neurosci 2017 May 29;11:2732017 Music games: potential application and considerations for rhythmic training)
Il quadro clinico del bambino presenta: Disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, medio ritardo e spettro autistico. In accordo con l’equipe professionale e in linea con la naturale evoluzione del processo musicoterapico, ci siamo avvicinati all’esperienza musicale in senso stretto, al fine di favorire il miglioramento delle funzioni esecutive. Basandomi sull’esperienza pregressa e sulla continuità del lavoro, parto da alcune considerazioni iniziali.
Tenendo conto di un’ottima musicalità globale e creativa di base, il bambino, di fronte ad un compito ritmico, presentava questi aspetti, comuni alle problematiche considerate.
- L’organizzazione ritmica era mantenuta per un tempo molto breve
- L’attenzione era presto rivolta ad altri oggetti od urgenze individuali del momento
- Il ritmo veniva di frequente trasformato in altro o improvvisato
- Per essere seguito ed eseguito, il compito ritmico doveva essere molto semplice, a struttura binaria, accompagnato dalla voce
- La coordinazione motoria associata al ritmo non era organizzata con continuità
- Le funzioni logico matematiche e la dimensione spaziale presentano diverse difficoltà
Nell’avvicinare il bambino all’esecuzione ritmica e alla logica della comprensione musicale ho ideato un’esperienza individualizzata, in continua progressione, adattamento e verifica, modulata sui suoi vissuti. Dopo un periodo di introduzione mediato attraverso attività ritmiche a carattere giocoso, il processo si è sviluppato, e continua a svilupparsi, seguendo schematicamente questo profilo:
- Costruire modelli e spartiti ritmici associandoli a suoni/sillabe vocali
- Associare le durate ritmiche a colori e grafiche specifiche e comprensibili e collegarle all’esperienza quotidiana e familiare, dandogli così un significato affettivo che facilita sia la motivazione sia la comprensione
- Interiorizzare le durate ritmico grafiche relative all’esperienza quotidiana in movimenti specifici e distinti, differenziandoli per il loro valore temporale, suono vocale, colore
- In base a questo, costruire specifici spartiti ritmici che vengono eseguiti seguendo lo schema predefinito già descritto, ed in modo progressivo e graduale astrarre l’esperienza: passare dall’associazione movimento-suono vocale al solo movimento con l’idea della durata del suono vocale trasformata in numero; passare quindi dall’associazione del movimento specifico/durata ritmica al suonare strumenti musicali ritmici
- Associare una doppia partitura ritmica da eseguire in due (terapista e bambino), aumentandone gradualmente la complessità, seguendo costantemente i passi sopra descritti, ed alternando una parte all’altra.
- Aumentare gradualmente la complessità ritmica
- Passare dalla costruzione ritmica specifica al simbolo ritmico tradizionale (work in progress)
N.B. I valori ritmici considerati riguardano le principali durate in musica 4/4 – 2/4 – 1/4 – 1/8
Con una frequenza di regolari sessioni settimanali, in 9 mesi il processo ha raggiunto questa evoluzione:
- Il bambino legge regolarmente il suo spartito ritmico in modo autonomo e riesce a comprendere e ad eseguire i ritmi scritti nella loro durata e diversificandoli
- Il bambino sa astrarre il suono vocale associato al valore ritmico, e ne dà il suo specifico valore numerico, contando, sia nell’esecuzione di un unico valore ritmico, sia nel caso in cui i vari valori siano variamente combinati
- Lo stesso processo si verifica nel completo silenzio dell’associazione vocale
- Riesce ad eseguire sequenze ritmiche complesse in doppio spartito ritmico, in cui lui suona una parte senza perdere attenzione, concentrazione continuità, organizzazione globale dell’esperienza
- Mantiene la stessa qualità esecutiva anche quando, a sorpresa, viene aggiunta un’improvvisazione vocale.
- Inizia lui stesso a scrivere il ritmo
- La concentrazione viene matenuta solitamente per tutta la durata dell’esperienza puramente ritmica che può variare dai 10 ai 15 minuti circa
Allego qui un breve e recente video, che può illustrare un punto di arrivo delle fasi di questo processo.
Alcune Considerazioni
ORGANIZZAZIONE, REGOLARITA’, STRUTTURA. Considerando in particolare l’esperienza presa in esame e le forme più comuni, il ritmo è un’organizzazione strutturata da pulsazioni per lo più regolari e stabili nel tempo, coordinate secondo una misurazione stabilita. Nella sua esecuzione, il corpo la deve seguire, sincronizzandosi nella pulsazione, definendo un comportamento motorio altrettanto stabile, regolare e continuo nel tempo. Per questo bimbo significa mantenere un’attenzione focalizzata nel tempo, una concentrazione unitaria che coinvolge diverse funzioni e processi psicologici, unificando corpo e mente nella stessa regolare periodicità. Un tempo prolungato, in cui lo stesso modello viene ripetuto e vengono rispettati i valori numerici e frazionari propri della misura ritmica, e ne vengono interiorizzati le durate e gli spazi.
La sua comprensione logica, la sua acquisizione comporta competenze matematiche: un valore può essere il doppio o la metà di un altro, e comporta il rispetto di una struttura altrettanto definita in termini matematici. Diventa un lavoro strettamente cognitivo se si vuole astrarre quella pulsazione che viene percepita in modo automatico e spontaneo, per leggerne i simboli, comprenderne il significato, associarli ad un movimento, un suono, un numero. Ne diventa un’astrazione anche quando vengono cambiati continuamente i sistemi in cui viene riprodotto il ritmo: prima con il corpo e la voce, poi attraverso uno strumento musicale.
La regolarità ritmica sembra essere un aspetto necessario al bambino per la sua stabilità, un aspetto che cerca, che lo rende sereno, che gli dà calma, come si può vedere anche dal video allegato. Il corpo entra in uno spazio di ordine, definizione, struttura, linearità, organizzazione globale. Si percepiscono i confini in un raggruppamento ordinato che la mente integra, suddivide, classifica. I diversi ritmi si possono sovrapporre e si possono sovrapporre anche melodie, la pulsazione comune ne dà una strutturazione complessiva e ne risulta un’esperienza di completezza, piacevole e motivante.
Il ritmo diventa anche energia e rinforzo, stimolazione fisica, emozione. Dimensioni altrettanto importanti, conseguenti alle precedenti nel caso in questione, e che provvedono alla stabilità globale, all’esserci qui ed ora nello spazio e nel tempo, in una dimensione più consapevole di se stesso e della propria esperienza di vita.
Marzia Da Rold
Per informazioni: 331.4827177 – marzia@lotoarmonico.it
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