LE EMOZIONI SONO JAZZ

LE EMOZIONI SONO JAZZ

Improvvisazioni tra Musica e Musicoterapia

La creatività naturale esprime emozioni che nascono dentro e possono solo venire veicolate dalla musica. C’è un filo conduttore che lega le improvvisazioni in stile Jazz che questo ragazzo ci offre al pianoforte, e sono i suoi vissuti, la sua storia raccontata attraverso le note che sono parole non dette e che esprimono il suo universo interiore in una intensa relazione con il violoncello.

Credo valga la pena raccontare le tracce di questo agosto in musicoterapia, dove alcune esperienze rispecchiano bellezza e profondità, sorpresa e meraviglia, attraversano la vita di chi le ha vissute e sottolineano il ruolo del fare musica in un contesto di musicoterapia: la possibilità per ciascuno di accedere a se stesso facendo strada attraverso i suoni, in un processo dove alla fine rimane solo la musica, nuda in se stessa, presente come elemento guida che offre la possibilità di riconoscerci in ciò che siamo.

Di Luca ho già parlato: è un ragazzo a cui la sindrome di Down ha donato creatività, capacità di mettersi in gioco, volontà. Le condizioni sono state offerte dalla presenza in studio di un giovane violoncellista che ha in sè, in modo naturale, le qualità di un musicoterapista. Lorenzo ha la capacità innata di vibrare con l’altro, cogliere attraverso il suono ciò che scorre nell’universo interno delle persone, poterlo accogliere e dirigere. Con lui si è creata una sottile alchimia, e forti di alcune felici esperienze precedenti di improvvisazione, abbiamo dato vita ad alcuni momenti musicali di cui qui è possibile ascoltare alcuni frammenti nei video allegati. E’ evidente il richiamo al jazz, come è evidente che una profonda sintonizzazione ha pervaso la musica dall’inizio alla fine, e che le condizioni di partenza hanno permesso di promuovere la realizzazione di musiche complete in se stesse, guidate dalla relazione tra i due protagonisti.

Saltarello Jazz

IMPROVVISARE

Improvvisare è affidarsi ad un’idea, un sentire, un istinto, e lasciare che affiori così com’è. Allo stesso tempo ci si affida ad un modello inconscio, una forma, una struttura che già abbiamo noi, che fa parte della nostra cultura, stile, abitudini musicali, fattori sociali, cognitivi, estetici, per cui improvvisare è mettere insieme il proprio sentire immediato ed istintivo all’interno di una forma già conosciuta e radicata. Se inizio ad improvvisare con la voce o con il mio strumento, ne escono musiche che inevitabilmente richiamano un sistema da me appreso, ed il mio sentire fluisce nell’ a priori di questi confini che già fanno parte di una memoria interna; allo stesso tempo non c’è niente di programmato, di deciso, una struttura che si sviluppa in una continuità temporale che viene scelta prima. “In entrambi i casi (composizione ed improvvisazione) il musicista deve possedere un repertorio di figure, e di modi di agire con esse, che può richiamare a volontà; ma nel caso dell’improvvisazione, il fattore cruciale è la velocità a cui possono essere mantenute le invenzioni, e la disponibilità delle azioni da compiere, che non possono soverchiare le risorse cognitive del musicista. Nella composizione, la fluidità è meno importante, mentre ha maggior rilevanza avere sempre presenti le mete a lungo termine, e l’unificazione del materiale attualmente presente con quello prodotto in precedenza” John A. Sloboda, La mente musicale

Viene da chiedersi a questo punto da quale forma e modello Luca possa avere attinto per mostrare questa sua non scontata capacità di suonare istintivamente in stile jazz. Le sue mani spaziano sulla tastiera, il suo corpo partecipa totalmente al ritmo, e nella sua gestualità, nella sua postura, ne definisce i tratti, le sequenze armoniche, melodiche, tipicamente appartenenti a quello stile. Luca ha sempre amato suonare piccoli brani di musica classica o popolare, ma in particolare adora i canti di montagna, i canti delle Dolomiti, degli alpini, ama ricercare ed informarsi sulla cultura del suo luogo di appartenenza, le origini linguistiche, antropologiche, sociali, anche storiche della sua terra, un paese del bellunese ai confini con il Trentino. Insomma, fino all’incontro con Lorenzo non avrei mai immaginato che potesse emergere da lui, in modo così genuino, uno stile che non pensavo appartenesse ai suoi modelli interni, che non era fino ad ora mai affiorato. Con stupore ho accolto la novità ed ho lasciato che questa possibilità potesse farsi strada liberamente, perchè attraverso di essa Luca poteva raccontare di sè, dare uno spazio al proprio vissuto emotivo di essere espresso.

Alla fine di un’improvvisazione, Luca afferma di aver conosciuto un insegnante di musica, originario del suo paese, diventato un famoso musicista jazz che ha ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo. Ne ha ascoltato la musica, ed evidentemente, anche non avendo mai accennato prima a questo aspetto, ha percepito in questa forma musicale libertà e possibilità espressive che ha assimilato e che sono emerse quando le condizioni ne hanno offerto l’opportunità.

IMPROVVISARE NELLA RELAZIONE

In questo particolare contesto, un setting di musicoterapia all’interno del quale si fa musica, l’improvvisazione si è costruita in una relazione che attraversa persone e strumenti: pianoforte e violoncello, Luca e Lorenzo. La musica è sempre condotta alla pari, anche se è il pianoforte a guidare, ed il violoncello sottolinea, richiama, rinforza, valorizza il pianoforte: è ciò che è chiamato a fare! C’è un’intesa: Luca propone temi, giri di note, armonie, Lorenzo gli offre la spinta a continuare su questa via, a condurre il suo gioco musicale in un contesto compiuto, con uno sviluppo spazio temporale preciso e determinato. Il ritmo è proposto e seguito senza esitazioni nè tentennamenti. I brani durano dai 3 minuti ai 3 minuti e mezzo, hanno un chiaro inizio ed una chiara fine, decisa dal pianoforte. Nel dialogo continuo, supportato da una incessante sintonizzazione con il violoncello, c’è ascolto, fluidità reciproca, uscire dalla propria individualità ed entrare nelle vibrazioni dell’altro. Ognuno rimane se stesso, ma c’è complementarietà e reciprocità. In questo modo ci si racconta e si abbracciano i suoni, si segue lo scorrere dei suoni, dove i suoni stessi vogliono portarci, dove i suoni parlano di noi, senza parole, ma con la grazia pura delle vibrazioni: senza giudizio e senza paura.

Tinzania

LE EMOZIONI SONO JAZZ

Alla fine poi parliamo: del brano che abbiamo suonato insieme (e di cui io sono spesso spettatrice ammirata), di cosa è accaduto, di come ci siamo sentiti. E’ qui che Luca racconta con parole che sono parole, dopo aver suonato, dopo aver liberato, dopo aver aperto la porta ai suoni. Luca dice chiaramente che la musica “nasce dalle mie emozioni che partono dalla testa e percorrono le vertebre. Il suono viene trasmesso nel corpo e poi esce fuori, attraverso la spina dorsale, dalla schiena, con tutte quello che c’è dentro di me.” Il suono veicola i suoi ricordi, ciò che si porta dentro, ed è chiaro e talmente visibile, che ogni volta riesce a dare un titolo personalissimo a ciascun brano improvvisato. La sua creatività naturale esprime emozioni che nascono dentro e possono solo venire veicolate dalla musica. C’è un filo conduttore che lega le improvvisazioni in stile jazz che questo ragazzo ci offre al pianoforte e che realizza pienamente con il violoncello: sono i suoi vissuti, la sua storia raccontata attraverso le note che sono parole non dette ma espressamente dichiarate, portate davanti a tutti con una musicalità manifestata ad un livello che si spinge oltre le dinamiche del conscio ma lo diventa poi; si trova in luoghi limbici nascosti, antichi, ancestrali, porta dentro se stesso, ma anche la sua famiglia, le sue origini, la sua sofferenza. Tutto questo si rispecchia perfettamente nel jazz, a quanto pare conosciuto, in modi non così manifesti, ma così perfettamente incarnati, suonati e risuonati.

Il violinista dei boschi

La Musica è creazione ed incarnazione, crea, dà voce e vita. Traccia i confini senza porre limiti alle possibilità. E’ Parola senza essere parola, è creazione libera, è volontà di essere e di esserci. Può essere il frutto di un’idea, di un istinto, di un desiderio, di un’emozione, e prende forma nelle risonanze che riempiono delle sue vibrazioni l’aria intorno a noi, le cose intorno a noi…noi! La musica tocca, ci tocca e diventa corpo, forma, sostanza che percepiamo, sentiamo nascere in noi e riceviamo in noi. Ci tocca quindi ci muove, dentro e fuori. E questi movimenti possono essere emozioni che riconosciamo dalle loro vibrazioni, dai sentimenti, dalle sensazioni, dagli stati d’animo impressi che a volte non hanno un nome ma esistono ed hanno una forma ed una sostanza. Che sia un suono o un insieme di suoni, che abbia un ordine o apparentemente non lo abbia, è dare alla luce, far nascere, mostrare. La Musica è qui per questo: per dare un nome a ciò che non sempre ha un nome, per essere Parola senza essere parola.

Marzia Da Rold

Per informazioni: Marzia Da Rold – marzia@lotoarmonico.it – 331.4827177

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