LA PLURISENSORIALITÀ DEI SUONI

LA PLURISENSORIALITÀ DEI SUONI

KANDINSKY, Composizione VII, 1913

Se durante un concerto avessimo la possibilità di osservare l’aria,
mentre vibra simultaneamente influenzata dalle voci e dagli strumenti,
con grande stupore vedremmo colori organizzarsi e muoversi in essa.”

Athanasius Kircher

Viviamo e riceviamo il suono attraverso molteplici canali e mille sfumature che si compenetrano continuamente e senza sosta. Il suono è ascolto, movimento incessante, luce, energia pura, via verso l’eterno. La realtà è una vibrazione perpetua e il suono arriva a noi in ogni direzione e attraverso variegate modalità di propagazione. L’orecchio è l’organo che lo trasforma in quella realtà acustica che definiamo come Suono, ma Suono è molto di più ed è oltre. Il suono è udito, vista, tatto, gusto, odorato, e quel “super senso” che abita oltre gli altri, dove i suoni e i sensi si uniscono e si rivelano a noi in una “superpercezione”.

Anche se ogni organo di senso ha la sua funzione specifica e distinta, non possiamo né dobbiamo considerarli a se stanti nella percezione della realtà. Viviamo in una continua sinestesia perché il nostro stesso corpo è stato creato per essere sinestesico. Riceviamo il mondo dentro di noi nella sua globalità, che i sensi ci fanno percepire come unica. Così il suono può essere visto, toccato, annusato, gustato, in una continua compartecipazione e risonanza.

UDIRE…L’udito è per definizione il senso che riguarda più da vicino il suono. Nella sua complessa conformazione, raccoglie le vibrazioni esterne ed interne al corpo e ce le fa percepire come suoni.

L’orecchio percepisce le qualità del suono, il timbro, la fonte da cui deriva, e possiamo individuarne altezze, intensità, ritmi e mille altre sfumature. Siamo in grado di distinguere la qualità estetica di un suono, abbiamo la possibilità di capire la direzione in cui accade qualcosa, la grandezza di un oggetto, la distanza; udendo possiamo avere un’immagine dell’oggetto o dell’evento che ha prodotto il suono.

Il suono che l’orecchio ci trasmette è poi spesso legato alle emozioni e alla vita psichica. Il suono che udiamo è collegato a parti di noi, vissuti, esperienze, e può aiutarci a ricordare eventi di un passato più o meno lontano. Il suono che riceviamo può portarci all’interno di noi, nella più profonda introspezione o darci forza e spingerci all’azione.

TOCCARE… Il tatto è il senso che ci permette di ricevere sensazioni dal contatto fisico con l’ambiente, di provare piacere o dolore, caldo o freddo.

Il suono è vibrazione, la vibrazione è movimento. E’ possibile sentire la presenza tangibile della vibrazione, la sua vitalità attraverso la pelle, le cellule. Il suono così ci tocca, possiamo percepirne il contatto fisico, come si espande, le forme che assume, i contorni a volte netti, a volte indistinti e sfumati. Contatta il corpo cullandolo o scuotendolo, tranquillizzandolo o risvegliandolo.

Realtà viva e concreta, il suono dà il senso della vita che si anima, che ritrova la sua energia.

VEDERE…Il suono è vibrazione, è Luce. La frequenza sonora corrisponde a frequenze luminose, ed ogni suono ha una sua propria vibrazione nel colore. Le ricerche scientifiche di Fabien Maman sul suono e le cellule, dimostrano chiaramente come ad ogni suono distinto e ad ogni fonte sonora corrisponda, oltre che una particolare forma, un colore specifico, o più colori.

Per definire il suono utilizziamo terminologie proprie del colore e della luce: tonalità, cromatismo, intensità, brillantezza, sfumature…Visualizziamo mentre ascoltiamo, mentre udiamo, mentre tocchiamo. L’occhio raccoglie la luce, le forme create dalla vibrazione della luce, e luci e forme raccontano del suono in esse contenuto. Un suono può trasformarsi non solo in colori e forme, ma anche in immagini e in sequenze. Quando le vibrazioni si compenetrano l’una con l’altra si trasformano vicendevolmente.

È possibile vedere un suono e udire un’immagine. Vasilij Kandinskij, il fondatore dell’arte astratta, esplorò le relazioni tra suono e colore, tanto da realizzare dipinti musicali, ed utilizzando termini quali “composizioni” ed “improvvisazioni” per definire le sue opere.

GUSTARE…La lingua è l’organo del gusto ed occupa buona parte della cavità orale, ma ciò che è preposto a gustare è anche strutturato per suonare e risuonare. Ciò che si pronuncia con la voce si ode poi con l’orecchio, ciò che si ode si può avvertire nella bocca. L’orecchio è ricevere il suono, la laringe è dare, generare il suono.

La bocca riceve il cibo, la bocca riceve il suono e lo emette. Cibo e suono come due nutrimenti per il corpo, due qualità vibrazionali…Non a caso cibo e suono sono associati anche nella medicina cinese con i due meridiani dei Polmoni e Intestino Tenue, legati all’elemento Aria/Metallo, in un dare e ricevere, eliminare e trattenere che unisce spirito e materia, cibo e suono.

ODORARE…Con il naso respiriamo, parliamo e odoriamo; funge da via respiratoria e fonatoria; è la principale via respiratoria, ed in questo legame funzionale con l’aria è altrettanto legato al suono, alla sua emissione, risonanza, ricezione. E’ strettamente collegato alla cavità orale, e come tale è connesso al suono prodotto dalla nostra voce.

È poi intimamente connesso alla cavità uditiva, amplifica la possibilità di udire correttamente i suoni vibrando con essi, e rispondendo talvolta con sensazioni tattili sulla sua superficie interna. Il naso risuona continuamente attraverso le vibrazioni ricevute dall’esterno, siano esse udibili o non udibili.

LA SINESTESIA E IL SUPER SENSO…Il suono gode della possibilità di essere percepito simultaneamente da più sensi. La sinestesia dei suoni genera un insieme di percezioni che ci possono guidare a connetterci ad un più alto livello percettivo, un ulteriore senso che è al di sopra e al di là degli altri cinque, diventando esso stesso il direttore, la guida, l’orientamento.

È riuscire così ad entrare nell’essenza sottile di materia ed energia, cogliere le sfumature più intime e nello stesso tempo esplorare altre dimensioni dello spazio – tempo. È sentire ciò che sta oltre e che ci parla di ciò che avviene negli spazi più piccoli come in quelli infiniti, sapendo che l’universo è racchiuso in ogni più piccola particella esistente.

Riuscire ad entrare nella dimensione di questo “super senso” nello sviluppo sottile della plurisensorialità dei nostri 5 sensi, porta certamente ad un livello di consapevolezza superiore, che dirige a riconoscere la globalità dell’esistente, l’unità profonda di tutte le cose, e ci indirizza ad una connessione con i livelli più alti e profondi dell’esistenza.

E per chi opera professionalmente con il Suono, è essenziale che la capacità di Ascoltare sia un Sentire colmo di percezioni, nel permettere che la Vibrazione stessa operi nella sua complessa totalità e perfezione verso il compimento dell’Armonia originaria.

Marzia Da Rold

Testi tratti da: LE CAMPANE TIBETANE – Dalla Meditazione alla pratica terapeutica, Editoriale Programma

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