INTROSPEZIONI TRA MUSICOTERAPIA ED AUTISMO

INTROSPEZIONI TRA MUSICOTERAPIA ED AUTISMO

DEDICATA A MARCO

Ti ho conosciuto come un ragazzino tranquillo e senza parole, o piuttosto: nel fremito di qualche timida sillaba pronunciata. Ti piaceva quella canzone E POI TAI TAI EEE…, una canzone senza parole conosciute ma allegra, con tante sillabe divertenti ed un ritmo interessante. Me la chiedevi sempre e la cantavo per te, tu la suonavi al tamburo, perché il tamburo è il tuo strumento preferito. Ogni tanto cercavi di unirti al canto con qualche piccolo suono, ogni tanto qualche sillaba.

Ma a te il tamburo piaceva anche perché lo volevi semplicemente suonare, percuotere e ritmare ….

Hai fatto scivolare tutte le tue emozioni su quel tamburo, e volevi solo quel tamburo! Quel tamburo ha accolto l’enciclopedia della tua vita, la bibbia della tua storia sacra, ogni battito che facevi sentire era il regalo di quello che ti portavi dentro. Io ho semplicemente raccolto le tue vibrazioni con il suono del pianoforte, ho fatto da specchio alla tua narrazione perché tu potessi trovare uno spazio per tutto ciò che avevi bisogno di dire; i miei suoni hanno voluto incontrarti, rinforzarti, farti capire che quello che mi stavi dicendo aveva un senso profondo che poteva essere vissuto solo nel grembo di quella musica che hai fatto nascere.

A volte erano suoni duri e gravi, in DO minore, suoni che ricordano battaglie, sconfitte, che vibrano rabbia e dolore. Altre volte suoni di gioco, gioiosi e liberi: un FA maggiore cullante, un RE maggiore trionfante. A volte piano, come un sospiro sussurrato, un respiro da liberare e da tacere, un RE minore che riflette su se stesso o un FA# minore che vuole solo riposare.

Ed è così che è uscita la tua voce. E’ così che hai cantato tutta quella canzone, più e più volte, esattamente come la cantavo io a te: ogni volta alzata di un semitono! Ed è stata la nascita della meraviglia: hai mostrato una voce profonda, cavernosa, multicolore, in continua attesa, desiderata e in curiosa sperimentazione.

Ma quando la tua voce è esplosa così, improvvisamente, e non riusciva più a fermarsi, quando hai deciso che per te ci poteva essere un’altra via oltre al silenzio, tu lo sapevi o la tua voce ha stupito anche te? Quando hai cantato in quel modo così a sorpresa e ti mettevi buffamente davanti allo specchio facendo finta di essere un cantante con il microfono in mano, cosa sentivi, cosa vibrava dentro di te?  Hai provato la tua voce con tutte le sfumature di cui eri capace, hai messo la testa dentro il tamburo per sentirla risuonare tutta intorno al viso, per viverne l’energia con una forza che spaccava le pietre.

Cosa c’è stato ad un certo punto che non ti ha più fermato? Cos’era quella spinta? Ti sentivi muovere, vibrare, sapevi che ora potevi farlo e ce l’hai fatta! Eri così contento che non riuscivo a fermare la tua euforia e non lo volevo neppure…eri emozione allo stato puro. Danzavi dentro e fuori. Sembravi una di quelle farfalle che si vedono d’estate passare da un fiore all’altro: era così bello, per te, per me, per chi ha visto la tua voce nascere nella culla del suono, le parole uscire dal grembo del tuo tamburo.

Il suono crea, è un atto creativo originario che diventa vita.

Sono esperienze che chiedono solo di essere vissute. Potrebbe essere interessante spiegarle, considerarle, sezionarle, analizzarle con gli strumenti della psicologia e della neuroscienza, ma lasciamo a più tardi queste riflessioni. Non imprigioniamo ora la bellezza e per un istante osserviamo, incantati.

Marzia Da Rold

Per informazioni: 331.4827177  –  marzia@www.lotoarmonico.it

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