ADHD e il Pianoforte: un percorso in Musicoterapia

ADHD e il Pianoforte: un percorso in Musicoterapia

Racconto di un percorso in Musicoterapia con Luca, un bambino di 8 anni con diagnosi di ADHD con ritardo cognitivo e sospetto spettro autistico

Ho conosciuto Luca quando aveva poco più di 3 anni, e più che descrivere tutto il percorso in Musicoterapia, di cui traccerò molto brevemente i tratti essenziali, desidero soffermarmi sull’esperienza di quest’ultimo anno di lavoro, che considero particolarmente significativa ed illuminante. Prima di tutto sulla sua crescita, i progressi e le potenzialità che possono essere svelate e riconosciute continuamente, dandogli fiducia nelle sue capacità e possibilità; in secondo luogo sull’efficacia della Musica, della Musicoterapia, che ha permesso a lui, come ad altri, di essere in un percorso evolutivo che è andato ben oltre le aspettative della diagnosi.

Come sa chi lo conosce, il disturbo di ADHD provoca iperattività motoria, deficit di attenzione, impulsività. Quando ho conosciuto Luca dovevo fare i conti con un bimbo che manifestava molte crisi di pianto, collera, lanciava continuamente ciò che incontrava. E al contrario, se si “fissava” in qualcosa che gli piaceva, era quasi impossibile coinvolgerlo in altro.

Nel percorso in musicoterapia pian piano ha mitigato queste componenti. Il piacere della musica ed il suo coinvolgimento in essa, il lavoro su più fronti, non ultimo quello del contatto vibrazionale con il suono, lo hanno portato ad uno stare differente, più presente, e sempre più desideroso di suonare il pianoforte.

A livello musicale e nella relazione con il pianoforte, ho riscontrato questi elementi, alcuni dei quali già presenti da tempo, altri invece manifestati nell’ultimo anno:

– ha un’ottima musicalità, è molto intonato

– fa molta fatica nell’accompagnamento ritmico strutturato e nella coordinazione motoria

– nell’approccio libero al pianoforte, non di rado suona strutture melodiche e ritmiche di sua creazione, ripetendole e variandole, gustandone i suoni

– ha un buon linguaggio ed è in grado di leggere piuttosto bene

– non riesce a coordinare i movimenti fini

– per quanto riguarda i movimenti delle mani, non riesce a muovere in modo autonomo le dita, non ne coordina nè controlla i movimenti.

– ha un profondo senso di frustrazione se sa che non riesce in qualcosa, come se fosse consapevole di alcune sue difficoltà; al momento tende ad aggirare il problema più che affrontarlo, rinunciando ed arrabbiandosi, salvo poi, in seguito, provarci da solo a piccoli passi e con progressivi e continui passi in avanti.

L’approccio al pianoforte è stato graduale. Comprendendo che poteva andare nella direzione del suonare inteso in modo più tradizionale, come lui mi aveva più volte richiesto, abbiamo provato insieme ad avvicinarci allo strumento con un’altra ottica. 

I vari giochini con le dita, per aiutarlo a riconoscerle e muoverle giocandoci con il suono; il suo desiderio di leggere la musica con testi facilitati; la sua innata musicalità che lo facilitava nel riconoscere i suoni; le continue conquiste di fiducia in se stesso che ce la poteva fare, lo hanno portato ad un nuovo stare nella musica, ma principalmente con se stesso. 

Ora riesce a suonare piccole melodie a mani alterne, muovendo le cinque dita ancora con qualche fatica ma in modo molto autonomo e più consapevole. Comincia a leggere la musica, a distinguere le note sullo strumento, a capirne i primi meccanismi. Comprende molto bene le melodie, e sa se sta suonando in modo giusto o sbagliato.

Si lascia aiutare molto più facilmente e con meno frustrazione e gli scatti d’ira sono diminuiti notevolmente.

L’approccio al pianoforte è stato graduale. Comprendendo che poteva andare nella direzione del suonare inteso in modo più tradizionale, come lui mi aveva più volte richiesto, abbiamo provato insieme ad avvicinarci allo strumento con un’altra ottica.

I vari giochini con le dita, per aiutarlo a riconoscerle e muoverle giocandoci con il suono; il suo desiderio di leggere la musica con testi facilitati; la sua innata musicalità che lo facilitava nel riconoscere i suoni; le continue conquiste di fiducia in se stesso che ce la poteva fare, lo hanno portato ad un nuovo stare nella musica, ma principalmente con se stesso.

Ora riesce a suonare piccole melodie a mani alterne, muovendo le cinque dita ancora con qualche fatica ma in modo molto autonomo e più consapevole. Comincia a leggere la musica, a distinguere le note sullo strumento, a capirne i primi meccanismi. Comprende molto bene le melodie, e sa se sta suonando in modo giusto o sbagliato.

Si lascia aiutare molto più facilmente e con meno frustrazione e gli scatti d’ira sono diminuiti notevolmente.

Il lavoro in Musicoterapia, che integra le varie aree cerebrali, è riuscito a creare una connessione tra le sue innate capacità creative e linguistiche con quelle motorie e cognitive. Ha agito sulle sue emozioni e sulla sua psiche,diminuendo notevolmente le manifestazioni di frustrazione ed impulsività, nell’espressione del suo mondo interiore, che ha individuato i confini di spazio e tempo per essere manifestato, ed ha trovato un luogo di accoglienza in se stesso attraverso il suono.

Ha attivato un processo di autostima, gratificazione, motivazione, aprendo nuovi canali di comunicazione e potenzialità.

E il percorso continua….

Marzia Da Rold

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