AUTISMO, RITMO, RITUALITA’: UNA RICERCA DI SENSO

AUTISMO, RITMO, RITUALITA’: UNA RICERCA DI SENSO

In questo scritto cerco di entrare in una riflessione di senso intorno ad un aspetto significativo che caratterizza nei suoi vari volti lo spettro autistico e che in alcuni casi risalta in modo preponderante: il ritmo rituale, unico per ciascuno, che si incarna visibilmente, materialmente, ossessivamente a volte, nei movimenti e nelle posture, nella ricerca sensoriale, nelle azioni ripetute ciclicamente, nella gestualità, nella vocalità, nella comunicazione, nella relazione. Una componente fondamentale nella definizione del proprio rapporto con il mondo, nel proprio spazio e nel proprio tempo, che dà una continuità circoscritta alla propria esperienza e garantisce rassicurazione, difesa e protezione da un’eccessiva risonanza di stimoli con il mondo circostante di difficile integrazione.

Il rituale interviene per preservare lo spazio vitale da possibili contaminazioni, una difesa arcaica che la persona autistica utilizza per tutelare la propria esistenza dalla sopraffazione, per impedire qualsiasi sensazione di dolore e angoscia e proteggere dalla possibile minaccia di un crollo. Conferisce autostimolazione e rilassamento, calma stress ed ansia, e aiuta a trovare equilibrio interiore.

Il rituale può essere percepito così come una sorta di danza attraverso la quale viene espresso uno stato emotivo e mentale. Tutto deve ripetersi con le stesse modalità e con le medesime sequenze pena la disintegrazione del proprio universo sensoriale. Dondolamenti, ripetizioni cicliche, rotazioni continue, movimenti e gestualità che ritornano, posture ricorrenti: figure musicali – ritmiche fatte di simmetrie e asimmetrie che determinano una costanza in una dinamica prevedibile, articolando qualitativamente il tempo e lo spazio che, oscillando nella ripetizione continua, ruota intorno ad un centro inafferrabile radicato nella profondità dell’essere. Questo abito ritmico è la rassicurazione di una ciclicità che ritorna, la necessità di muoversi intorno a un punto stabile, la fiducia in qualcosa che può dare salvezza, dotata di presenza e forza d’attrazione.(Schneider).

Il ritmo è l’oscillazione periodica intorno a un centro e organizza la mente in un continuo succedersi di alternanze, corrispondenze, simmetrie, nel ripetersi ciclico delle esperienze che portano con sè ciò che è conosciuto per integrare ciò che è nuovo. Il ritmo musicale non è un fenomeno puramente intellettuale, ma un’esperienza, una forza psicofisica che trasforma i movimenti corporali in esperienza psichica e, viceversa, fornisce un contrappeso alla sensibilità spirituale (Schneider).

Anche nella comune esperienza umana il bisogno della ripetizione è una necessità per mantenere la continuità nelle relazioni e del senso del sé, conservare i legami e la familiarità con il mondo interindividuale. Aspetto fondamentale dell’esistenza, il ritmo organizza il suo manifestarsi nella successione dei cicli di crescita e sviluppo. La vita conosce l’alternanza del giorno e della notte, l’avvicendarsi delle stagioni, della luce e del buio, del sonno e della veglia. Ritmo è nascita, crescita, sviluppo, morte. Il ritmo è nel respiro, nel battito, è presenza e assenza, è suono e silenzio, è un’oscillazione vitale continua tra presenza e attesa del ritorno. Il ritmo contiene rottura e continuità, e la rottura è quell’assenza che preannuncia la continuità, il vuoto che contiene l’attesa della ripetizione e dunque della sua rappresentazione. La ritualizzazione costituisce una delle caratteristiche fondamentali dei comportamenti materni e favorisce l’evoluzione psichica e la strutturazione delle attività del bambino: attesa e ripetizione sono elementi temporali costitutivi del ritmo che confluiscono nell’attività psichica di elaborazione e sintesi e che contribuiscono allo sviluppo dei processi cerebrali (Grassi).

Questa danza rituale sacra diventa un mondo spesso inviolabile, ogni interferenza all’interno di questo rito può essere percepita come una minaccia e diventare così silenzio impenetrabile, invoca spazio e solitudine, è l’affermazione del NO: una potente affermazione che tiene fuori gli altri, che è in grado di respingere ma ha anche bisogno di una risposta che la riconosca. Una dichiarazione di separazione che il terapeuta può affermare unendosi affettivamente, ritmicamente con l’altro (Benjamin). Intervenire sul rituale deve necessariamente passare attraverso la comprensione profonda del suo significato difensivo, ma anche del suo significato simbolico racchiuso dentro la richiesta di spazio, dentro il bisogno di protezione dal pericolo della frammentazione del sè. Cogliere l’aspetto sonoro ritmico di queste manifestazioni rituali significa percepirne e ascoltarne lessenza acustica, la sua anima (Bonardi).

Come musicoterapeuta non posso che unirmi ad esse ritmicamente modulandomi attraverso la loro forma, il tempo, lo spazio, l’insieme delle dinamiche sensoriali, corporee, emotive espresse, trovando una connessione comune fatta di suoni, pulsazioni, intervalli, vibrazioni. Una risonanza reciproca dove l’aspetto interiore delle ritualità espresse parla un linguaggio fatto di analogie, si basa sul sentire, sulle percezioni acustiche e sul loro significato energetico. Viene rispettata e riconosciuta in questo modo la dichiarazione simbolica di separazione, protezione, chiusura e nello stesso tempo viene sfidata nel tentativo di ristabilire un contatto vibratorio che riempie lo spazio di separazione accogliendolo e gli dà una forma, gli conferisce un senso, lo accompagna e lo afferma in una compartecipazione che riconosce l’altro nella sua identità. Un’interazione reciproca che si abbandonana alla musica naturale vissuta dell’altro nell’ascolto e che può ricalcare le sue espressioni oppure può spostarsi verso la variazione sul tema, alternando elementi comuni con aspetti nuovi, introducendo così altri spazi e altri tempi nel mondo di separazione della persona autistica, per aprire a nuove sensorialità e percezioni  e promuovere un nuovo modo di stare con sè stessi e con l’altro.

Dondolamenti, un movimento oscillatorio che si fa culla, si mostra come ricerca di protezione e conforto: vi posso sentire una ninna nanna, e, ancora più dentro, un canto arcaico, forse anche un canto carnatico che accompagna le mamme nel parto assecondando il processo della nascita.

Rotazioni e movimenti continui: uno status ipnotico che mi ricorda le danze sacre dei sufi la cui rotazione incessante, nel simboleggiare l’unione cosmica, permette di trovare il proprio centro e stabilire una connessione con se stessi nel ricercare l’equilibrio e la pienezza in uno spazio di totale libertà. O ancora le danze di guarigione che guidano verso stati di trance per ritrovare l’armonia tra corpo e mente.

Note singole, moduli melodici simmetrici o bicordi ripetuti all’infinito, una immobilità in continuo movimento: quale ascolto c’è dentro questi schemi vibratori, quali connessioni, quali stati mentali ed emotivi si nascondono dentro, quali richiami e risonanze interne ed esterne producono gli armonici di quesi suoni, quali forme generano? Una sola nota e un unico accordo possono racchiudere l’universo sonoro di chi li produce, testimone della propria unica e naturale vibrazione e convibrazione, lasciando agire dentro di sè la percussione di questi nuclei vitali fatti di frequenze e risonanze, fatti di musica.

Ecolalie, vocalizzazioni, parole ripetute apparentemente senza senso e prive di contatto con il reale: cosa comunicano? Ciascuna parola ha un’anima, la voce la pronuncia e riempie e nutre della sua risonanza lo spazio esterno e interno al corpo, traducendo il desiderio di senstirsi vibrare.  O forse è un richiamo ad una alterità, visibile o non visibile, che la frequenza sonora della voce vuole rendere presente.

Sta a noi cogliere un significato che oltrepassa il pensiero lineare dell’osservazione clinica e razionale e non per non considerarla, ma per accogliere la vita che pulsa dentro e che vuole essere ascoltata e compresa: la possibilità di una comprensione che ne colga la bellezza all’interno delle fatiche quotidiane costantemente vissute e che rimangono per lo più senza risposta, per “non stancarsi mai di ascoltare il timbro del silenzio che vibra” (E. Borgna)

Marzia Da Rold


Bibliografia

BENJAMIN J., Il riconoscimento reciproco – L’intersoggettività e il terzo, Raffaelle Cortina Editore, 2019

BONARDI, G., Musiche e significati in terapia  Un omaggio al pensiero di Marius Schneider, MIA, 2020

BORGNA, E., La solitudine dell’anima, Unicersale Economica Feltrinelli, 2016

DA ROLD, M., La natura musicale degli scambi comunicativi – Intersoggettività tra psicologia e musicoterapia

DI RIENZO, M., La ritualità nella dimensione autistica, www. researchgate.net

DE SOUZENELLE, A., Il simbolismo del corpo umano, Setvitium, 2010

GRASSI, L., L’inconscio sonoro – Psicoanalisi in musica, Franco Angeli, Milano, 2022

HESCHEL, A.J., Il canto della libertà, Edizioni Quiqaion, 1999

SCHNEIDER M., Il significato della musica, SE Edizioni, 2007

TOMATIS A., L’orecchio e la voce, Baldini & Castoldi, 1993

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